Diffamazione su Facebook

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Non basta essere convinti che un’accusa sia vera

Sui social è facile trasformare un sospetto o una convinzione personale in un’affermazione pubblica. Ma attribuire a qualcuno fatti illeciti attraverso espressioni offensive può integrare il reato di diffamazione aggravata.

La regola è chiara: la verità dell’accusa deve essere provata. Non basta che nei confronti della persona accusata sia in corso un procedimento penale e non basta essere personalmente convinti che quanto si scrive corrisponda al vero.

Per la diffamazione è sufficiente anche il dolo generico: ciò che conta è la consapevolezza di utilizzare espressioni che, nel contesto in cui vengono pubblicate, hanno un contenuto oggettivamente offensivo.

E sui social il peso delle parole aumenta: un post può raggiungere rapidamente un numero indeterminato di persone, amplificando l’offesa e il danno alla reputazione.

Credere che un’accusa sia vera non significa poterla pubblicare come un fatto certo. La verità deve essere dimostrata, non semplicemente supposta.

Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4263 del 2 febbraio 2026.

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